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L'economia connessa

La caratteristica essenziale delle attività economiche nel ciberspazio è la connessione. Le reti elettroniche, per la loro stessa natura, abbattono mura e oltrepassano confini. A differenza del mercato radicato geograficamente, tipico dell'era industriale (basato sull'idea di impegno autonomo e sovrano di venditori e compratori in transazioni discrete, ognuna indipendente dall'altra), l'economia ciberspaziale lega le imprese in una fitta ragnatela di relazioni interdipendenti, in cui condividono attività e obiettivi. Kevin Kelly, caporedattore della rivista "Wired", dà voce all'entusiasmo di molti quando suggerisce che "l'atto centrale dell'era in cui ci stiamo affacciando è il connettere tutto con tutto". Kelly prevede un futuro in cui "tutti gli elementi, piccoli e grandi, saranno collegati a vastissime ragnatele di reti a molteplici livelli". Le aziende si stanno già collegando con fornitori e clienti per condividere risorse intangibili, come informazioni e conoscenze, e risorse fisiche, nella convinzione che, mettendo in comune le forze, ognuna possa ottimizzare i risultati.

Questo tipo di approccio 'reticolare' alle relazioni economiche è diametralmente opposto al dettato di Adam Smith, che ha rappresentato a lungo, durante la rivoluzione industriale, un punto di riferimento. In La ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776, egli affermava:

" Ognuno si sforza continuamente di trovare l'impiego più vantaggioso per qualsiasi capitale di cui possa disporre. In verità egli mira al suo proprio vantaggio e non a quello della società. Ma la ricerca del proprio vantaggio lo porta naturalmente, o piuttosto necessariamente, a preferire l'impiego più vantaggioso alla società".

Nel mondo di Smith, il gioco del mercato si fonda sulla capacità di ammassare e detenere proprietà, escludendone gli altri.

In un'economia delle reti, l'interesse individuale determina un corso del tutto diverso. E' infatti integrando l'attività economica di ciascuno in un reticolo di relazioni reciproche, mutualmente vantaggiose, pensato per ottimizzare lo sforzo collettivo, che il successo di ogni impresa diviene più probabile, grazie a quella che alcuni hanno battezzato win-win strategy.

[...]

[Nell'economia per come fino ad oggi noi l'abbiamo conosciuta si può constatare come lo scambio si configuri come] semplice, diretto e non ripetitivo. [...] Nei mercati non è richiesto l'instaurarsi di un profondo rapporto fiduciario tra venditore e compratore. [...] Le transazioni si fondano su incontri che, in genere, non prevedono impegni futuri. In questo senso, riflettono alla perfezione il concetto espresso da Adam Smith di parti mosse dall'interesse personale che cercano di trarre il massimo vantaggio dall'interazione in un ambiente competitivo e, spesso, antagonistico.

[La produzione e la commercializzazione nell'economia tradizionale sono garantite da] organizzazioni dodate di struttere gerarchiche. Servire mercati geograficamente estesi, offrendo beni prodotti in grandi volumi, richiede un severo controllo degli input e un attento coordinamento dei processi produttivi e meccanismi di distribuzione. Le gerarchie formali, con la loro chiara divisione di autorità, permettono alle informazioni di fluire senza intralci lungo la linea, minimizzando la dispersione. Le organizzazioni gerarchiche manifestano tutto il loro potenziale in periodi di mercati stabili e solidi, ma si rivelano assolutamente inadeguate a fronteggiare i periodi di transizione: le loro procedure amministrative sono troppo rigide per adeguarsi a rapidi cambiamenti.

Le reti, al contrario, sono assai più flessibili e adatte alla natura volatile della nuova economia globale. La cooperazione e l'approccio di squadra alla soluzione dei problemi permette ai partner di reagire più tempestivamente ai mutamenti dell'ambiente esterno. La rete impone, a chi vi partecipa, la rinuncia a una parte della propria autonomia e della propria sovranità; d'altro canto, la spontaneità e la creatività che 'germogliano' in un ambiente cooperativo offrono ai partecipanti un vantaggio collettivo nella nuova economia high tech. Dato che le reti comportano canali comunicativi complessi, prospettive diverse, elaborazione parallela del pensiero "fuori dagli schemi", chi vi partecipa è stimolato a creare nuove connessioni, produrre nuove idee, generare nuovi scenari e mettere in atto nuovi piani d'azione in quello che si sta trasformando in un ambiente ipercommerciale. Walter Isaacson, della Time-Warner, ha sintetizzato il senso di tale cambiamento nell'organizzazione capitalistica, osservando che "il vecchio establishment era un club. Il nuovo establishment è un network".

da: J. Rifkin, "L'economia sommersa", in L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy, trad. it. Mondadori, Milano, 2000, pp. 25-32.

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