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Comunità di pratica Le comunità di pratica sono dei gruppi che si costituiscono per trovare comuni
risposte a problemi inerenti l'esercizio del proprio lavoro. Esse appaiono
caratterizzate dall'essere spontanee, dal poter generare apprendimento organizzativo
e dal favorire processi di identificazione. Attraverso le attività condotte nell'ambito della comunità di pratica si costituisce,
stratificandosi nel tempo, un repertorio condiviso di risorse, si struttura
un linguaggio comune, si elaborano dei convergenti stili di azione, si modellano
delle comuni modalità ricorrenti (routine) di pensare e di agire. L'appartenenza ad una comunità di pratica costituisce un induttore di apprendimento. Condividendo un sistema di conoscenze proprio di un contesto sociale in cui funzionano delle specifiche routine di pensiero e di azione, si assumono dei nuovi modelli di interpretazione della realtà e si strutturano delle prassi inedite, che vivono dell'apporto creativo individuale, il cui riverbero vale non tanto per ciò che il singolo può pensare e fare, ma per gli effetti che quell'apporto può avere nel modificare pensieri ed azioni dell'intera comunità. Le comunità di pratica hanno un forte potenziale innovativo, sono in grado di produrre, col tempo, nuove idee da sviluppare per produrre nuove azioni. Oggi si guarda alle comunità di pratica anche nell'ambito della formazione aziendale, atteso che esiste una pressione alla innovazione causata dall'evolversi dei mercati, sempre più dinamici e mutevoli. Le comunità di pratica possono infatti costituire una forma di autoapprendimento delle organizzazioni, grazie alla circolazione e capitalizzazione del loro know-how. Attraverso le comunità di pratica si verificano processi di apprendimento collaborativo, flessibili e continui nel tempo, che consentono un'alternativa alla formazione "formale", generalmente molto costosa e non sempre efficace. Attraverso le comunità di pratica, i membri che ne fanno parte mobilitano una grande
quantità di risorse, che hanno l'effetto di favorire la complessiva crescita
professionale della intera comunità, soprattutto nelle sue componenti meno
esperte. Ciascun membro, utilizzando quanto messo a disposizione dagli
altri partecipanti, può elaborare propri percorsi di ricerca e di
approfondimento, innestando dei processi di "autoapprendimento" (self-directed
learning), può richiedere l'aiuto degli altri membri della comunità per
pervenire al raggiungimento di alcuni definiti obiettivi. Cosa deve fare chi gestisce una comunità di pratica? Deve non certo produrre interventi formativi di tipo tradizionale, ma piuttosto facilitare e articolare le attività di comunicazione, negoziazione e documentazione con strumenti favorenti l'istituirsi di sistemi relazionali di tipo reticolare. In tal modo i processi di apprendimento collaborativo potranno esplicare tutto il loro potenziale, consentendo l'istituirsi di una "biblioteca" di conoscenze condivise, basata sulla messa in comune e la negoziazione delle conoscenze personali. Secondo il modello culturale che fonda la comunità di pratica, ognuno di noi costruisce il proprio sapere a partire dalla propria esperienza e lasciandosi guidare dai propri interessi conoscitivi, allo scopo di affrontare in maniera più proficua il rapporto con la realtà. Da un punto di vista pedagogico la comunità di pratica appare coerentemente descritta dai principi del "costruttivismo" [cfr. glossario: costruttivismo]. I primi studi ed esperimenti in merito alle "comunità di pratica" risalgono agli anni '90 del secolo scorso. Presso alcune aziende a forte caratterizzazione tecnologica, come ad esempio la Xerox Corporation, fu possibile osservare come la velocità nell'utilizzare in azienda le nuove tecnologie dipendesse dalla esistenza di interazioni informali di gruppo, tali da consentire una reciproca condivisione di idee, che - si constatò - era capace di agevolare la comprensione e l'implementazione delle novità. Per approfondire - Massimo Tomassini, Comunità di pratica e reti professionali, articolo reperito in internet (data ricerca: 14.06.2003), all'indirizzo: www.regione.emilia-romagna.it/urp/rete-urp/afr/comunita_afr.pdf - Una lettera di adesione in una comunità di pratica costituità tra i responsabili delle risorse umane della Pubblica Amministrazione, che abbiamo scaricato a seguito di una ricerca in internet (data ricerca: 14.06.2003) dal sito del Formez (http://laboratoriopubblico.formez.it). Chi aderisce a questa comunità di pratica si impegna esplicitamente, sottoscrivendo la richiesta di iscrizione alla comunità, di condividere le sue risorse conoscitive ed esperienziali. - Uno dei massimi esperti sull'argomento "comunità di pratica" è Etienne Wenger, il cui sito personale è reperibile all'indirizzo: http://www.ewenger.com - Sul sito FAR (Formazione Aperta in Rete) del Dipartimento di Scienze della Formazione e dell'Educazione dell'Università di Torino è disponibile un seminario sulle problematiche delle "comunità di pratica": http://www.far.unito.it/tecnologie/seminari/html/fornero/index.html |
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